
La 20° edizione dell’ IDFA (International Documentary Festival di Amsterdam)
è giunta alla fine.
Dieci giorni di maratona cinematografica, 110mila spettatori e 1900
professionisti del settore,
più di 57 film in concorso e ben 7 diversi premiazioni, per un
incasso totale di 365mila euro,
sono le cifre che quantificano l’immensa umanità c
he ha transitato nel “IDFA village”
tra il 22 novembre e il 2 dicembre.
Vincitore è il film Stranded di Gonzalo Arijon
con il premio VPRO Joris Ivens Award come miglior documentario.
To See If I'm Smiling (Israele) di Tamar Yarom, che ha vinto sia il Silver Wolf e il
Volkskrant Audience Award.
Tra gli altri film premiati, Robert Nugent ha ricevuto il First Appearance Award per
End of the Rainbow (France, Australia),
Per lo Special Jury Prize: Hold Me Tight, Let Me Go - Kim Longinotto ,
il Silver Cub Awardè andato a The Tailor - Oscar Pérez,
End of the Rainbow di Robert Nugent
vince il First Appearance Award,
l'IDFA Student Award premia Paradise Three Journeys in This World
di Elina Hirvonen
e infine il Movies that Matter Human Rights Award
va a Jerusalem is Proud to Present di Nitzan Gilady
La sintesi della filosofia che ha ispirato gli organizzatori del festival
e che racchiude lo spirito che ha animato la celebrazione del
ventesimo anniversario dell’IDFA è racchiusa
nella parola “cambiamento”.
Spostate le sedi in una zona completamente diversa,
nei pressi di Rembrantplein, nelle sale del famoso cinema Tuschinski
e del Munt,
nell’edificio Arti et Amicitiae per Docs for Sale.
Vero e proprio quartier generale dell’evento
l’ Atrium dell’Università di Amsterdam,
che ospitava il desk dell’accoglienza
e un immenso ufficio stampa e un caffè,
nel quale rilassarsi e incontrare gente tra un film ed un dibattito.
IDFA è stato sia un festival di stupendi film
che di festa e attività off screen tenutisi in luoghi
come Cineac per la pausa giornaliera e
Studio 80 per quelli che amano fare molto tardi la notte.
Compagnietheatre al n 50 di Kloveniersburgwal invece,
è stata la casa del Forum, dei grandi eventi mediatici previsti
come il Now Media hours e il Guest meet guest happy hours.
Sono stati presenti molti celebri ospiti,
introdotti dal simpatico
Peter Wintonick maestro cerimoniere carismatico e accattivante.
Tra gli altri ha partecipato alle attività il riconosciutissimo
filmmaker Tedesco Werner Herzog, per la prima volta al festival.
Herzog con ostentata umiltà e grande passione ha partecipato
a dibattiti, animato una master class event, parlando del futuro
del documentario e lanciando un caustico
attacco al cinema verità
difendendo i diritti dei documentaristi.
“Encounters at the end of the world” il suo ultimo lavoro.
Ma al di là delle star del documentario,
degli ospiti come Naomi Klein Tom Hayden,
Jan Pronk,
che hanno presenziato alla festa di celebrazione dei 20° anniversario
del festival tenutasi sabato 24 novembre,
i veri protagonisti sono stati soprattutto i “creative documentaries”.
Questi film, cinematograficamente interessanti e innovativi
propongono all’attenzione del pubblico rilevanti temi sociali
stimolandolo alla riflessione e alla discussione.
I creative documentaries, nella visione dell’IDFA,
non rappresentano una forma di giornalismo né si
accordano ai metodi di lavoro tradizionali,
rappresentano al contrario una forma d’arte, un
rinnovamento stilistico e nuove possibilità cinematografiche.
Il potere di un film sta infatti
nel comunicare con il suo pubblico ed è questa la cosa più importante.
Un buon documentario colpisce gli spettatori,
li scrolla, li risveglia, li sorprende piacevolmente.
IDFA è veramente il posto perfetto per
i filmaker di tutto il mondo, che possono presentare i
loro film ad un platea entusiasta in sale completamente gremite.
Unico per la sua programmazione internazionali,
la varietà dei generi qui mostrata, ha esibito anche quest’anno
un programma impegnato politicamente
ricco di prime mondiali che faranno
la storia del cinema documentario.